Se diamo retta ai brevi riassunti che dovrebbero invogliare l'entuale pubblico ad armarsi di buona voglia, lasciare le proprie poltrone casalinghe ed avventurarsi in cerca di una sala cinematografica, questo film parlerebbe dell'angoscioso problema di re Giorgio VI (Bertie per gli amici, pochi), cioè la balbuzie, e dei suoi sforzi per vincerla in vista del discorso alla nazione più importante dell'epoca, e cioè quello che annunncia l'entrata in guerra del Regno Unito contro la Germania Nazista. In realtà, se così fosse, non avrebbe senso darsi tanta pena per cercare la sala più vicina, trovare parcheggio, spendere i propri soldi e via discorrendo. Per fortuna, c'è molto di più. E' un film storico, nel senso che ciò che vi è narrato fa parte della storia, vi è in essa inscritto, ma in maniera intima, anche drammatica per certi versi, e per altri buffa. E' una storia famigliare e casalinga che sostiene ed è sostenuta dalla grande storia nella quale si sta immettendo. Parliamo delle paure di un essere umano a ricoprire un ruolo, ad essere all'altezza delle attese del suo popolo, ad essere all'altezza del giudizio che la storia vorrà riversargli addosso.Un uomo, che per quanto reale purosangue, intriso fin nel midollo di codici comportamentali elitari (e più), rimane solo un uomo, meno sicuro del fratello, meno carismatico del padre, e con l'handicap, terribile per l'epoca, della balbuzie. L'uomo, il re, deve combattere contro sè stesso per giungere al momento culminante: confrontarsi con la propria voce. Sarà di quella che si nutrirà il popolo inglese. Una voce. Una voce che dovrà rivaleggiare con quelle forti e trascinatrici di Hitler e Mussolini. Una voce che non riesce a finire una sola parola senza impappinarsi almeno tre o quattro volte. Bertie troverà sulla sua strada Lionel Logue (Geoffrey Rush, fenomenale), un logopedista dai metodi personali (e più o meno ortodossi) ma efficaci, che scaverà in lui, nelle sue corde vocali e, soprattutto, nella sua vita rigida e intrisa di paure fino al midollo. Il film è questo: la crescita di un uomo e delle sue paure, di un uomo con le sue paure, di un uomo che riesce ad affrontare responsabilità enormi nonostante le sue paure e che, poco alla volta, assume una figura, un portamento (vedere le riprese da dietro le spalle, in uniforme, prima e dopo il discorso radiofonico) e una grandezza che alla fine sarà la storia stessa a riconoscergli. Un gran bel film, assolutamente consigliato e da consigliare, al quale i trailer che passano in tv non rendono giustizia. Interpretazioni eccellenti, non solo di Colin Firth (Oscar come migliore attore), ma anche di Geoffrey Rush, Elena Bonham Carter e Guy Pearce su tutti. L'unico neo è l'interpretazione di Timothy Spall, colui che dovrebbe essere Winston Churchill (!), e che invece si limita a piegare gli angoli della bocca verso il basso e a camminare come se fosse un cow boy appena sceso da cavallo. Per il resto un ottimo film.
USCITA CINEMA: 28/01/2011
REGIA: Tom Hooper
SCENEGGIATURA: David Seidler
ATTORI: Colin Firth, Guy Pearce, Helena Bonham Carter, Timothy Spall, Geoffrey Rush, Jennifer Ehle, Derek Jacobi, James Currie, Tim Downie, Michael Gambon, Anthony Andrews, Eve Best, Claire Bloom
I DOTTORI SONO BUONI QUI, E I TOPI ANCHE, E GLI INFERMIERI. NON MI POSSO LAMENTARE.
POTREI ESSERE CHIUSO NEL GUSCIO DI UNA PICCOLA NOCE E SENTIRMI IL RE DELL'UNIVERSO, MA FACCIO BRUTTI SOGNI, E POI SENTO SEMPRE QUELLE MALEDETTE VOCI DAGLI SCARICHI, CHE NON TACCIONO.
POTREI ESSERE CHIUSO NEL GUSCIO DI UNA PICCOLA NOCE E SENTIRMI IL RE DELL'UNIVERSO, MA FACCIO BRUTTI SOGNI, E POI SENTO SEMPRE QUELLE MALEDETTE VOCI DAGLI SCARICHI, CHE NON TACCIONO.
domenica 6 marzo 2011
domenica 27 febbraio 2011
Biutiful, di Alejandro Inarritu
Alejandro Inarritu è senza dubbio un grande regista, quantomeno a mio parere. Ha girato un capolavoro, Babel, un film magnifico, Amores Perros, e un bel film tanto noioso quanto sopravvalutato, 21 Grammi. Ora arriva nelle sale italiane la sua ultima fatica, Biutiful, il primo scritto senza avvalersi della solida mano dello scrittore e sceneggiatore messicano Guillermo Arriaga (dopo il litigio con Inarritu gira il film Burning Plane, di cui è sceneggiatore e regista), e si sente. Cioè si sente la sua mancanza. Innanzitutto ne risente la struttura stessa della storia che ora non si avvale di più storie che avanzano ad incastro, ma segue un fluire lineare, dove solo l'inizio e la fine del film si riuniscono a specchiarsi. L'inizio è la fine, e viceversa. E poi, più in generale, ne risente una certa qualità d'insieme, un occhio da scrittore che sappia soppesare il materiale che ha in mano e, soprattutto, che sa quando sfoltire e andar via leggero e quando, viceversa pigiare la mano. In questo caso la pellicola avrebbe tratto vantaggio dall'opera di una mano che sapesse appesantire troppo la trama, che risultà così troppo caricata. Arriviamo al punto: stiamo parlando della storia di un uomo che scopre di avere il cancro e di potersi giocare solo un paio di mesi di vita. Quest'uomo è anche padre di due figli, che vorrebbe non dover lasciare. Sempre quest'uomo vive in un eterno tira e molla con la moglie, afflitta da disturbo bipolare della personalità, vittima di sè stessa e del suo male, afflitta da comportamenti autolesionistici e incapace di badare ai due figli. Quest'uomo vive a Barcellona, una Barcellona tristissima, se non cattiva comunque insensibile, grigia e post industriale come mai nessuno l'aveva mostrata, e per vivere procaccia lavori in nero ad un industriale irregolare cinese, sfruttatore dei propri stessi concittadini, inoltre cordina un gruppo di venditori abusivi senegalesi e paga la polizia perchè chiudo un occhio su tutto questo mondo. In più quest'uomo ha un dono, parla coi morti e li aiuta ad andare dall'altra parte, nell'aldilà. Ha un fratello mezzo delinquente e gaudente che approfitta delle turbe della moglie. Qualche fotografia del padre che sono l'unico ricordo che di lui, non perchè non abbia altro del genitore (e può darsi che effettivamente non abbia niente di lui) quanto perchè proprio non lo ricorda neppure. La mamma, manco a parlarne. Questo elenco per dire che i toni scuri sono troppo sovraccaricati. Ed è il principale difetto del film che, al di là di questo, rimane un bel film. Innanzitutto perchè è girato da Inarritu, cioè con sapienza e sicurezza. Ottima la scelta di mostrare il volto freddo e triste di una città che, qui, perde qualsiasi connotazione turistica o da quadretto melenso alla Woody Allen di Vicky Cristina Barcelona (dubito che ci siano in giro voci secondo cui Inarritu ha preso soldi dalla Generalitat de Catalunya per girare questo film a Barcellona). E poi, pur non essendo ai livelli di Arriaga, la sceneggiatura rimane comunque solida e sa portare per mano lo spettatore dall'inizio fino alla fine del film, cioè dall'inizio all'inizio, come ho già accennato poco sopra, o per meglio dire dalla fine alla fine. Poi c'è la principale virtù di questo Biutiful, e cioè l'interpretazione di Javier Bardem, semplicemente eccezionale. Inarritu ha spiegato in un'intervista di aver chiesto a Bardem di recitare per sottrazione, senza appesantire il personaggio, e in effetti il suo attore lo ha fatto in maniera ineccepibile. Se rimane un buon film e, soprattutto, un bel film, buona parte del merito va a Bardem, questo è indubbio. Se dovesse vincere l'Oscar, questa volta come miglior attore protagonista, non ci sarebbe nulla da eccepire, piuttosto ci sarebbe da chiedersi come ha fatto a vincerlo come attore non protagonista per l'interpretazione del killer psicopatico nel film dei fratelli Cohen "Non è un paese per vecchi" (una vera porcata, e lo dice un fan dei Cohen!). Ottima anche l'interpretazione di Hanaa Bouchaib, che ha il ruolo della figlia.
E' un film sulla morte, sul suo significato, e sulla vita e sulla sua mancanza di significato. Una storia sul rapporto tra un padre e i suoi figli. Di un uomo che cerca disperatamente di mettere ordine nella sua esistenza (e in quella di altri) senza mai riuscire nell'intento. Cosa c'è là?, domanda Bardem con l'ultima battuta del film.
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Biutiful
Un film di Alejandro Gonzalez Inarritu. Con Javier Bardem, Maricel Álvarez, Eduard Fernández, Diaryatou Daff, Cheng Tai Shen.continua»
«continua
Luo Jin, Hanaa Bouchaib, Guillermo Estrella, Cheikh Ndiaye, Cheng Taishen, George Chibuikwem Chukwuma, Lang Sofia Lin, Yodian Yang, Tuo Lin, Xueheng Chen, Xiaoyan Zhang, Ailie Ye, Xianlin Bao, Karra Elejalde, Nasser Saleh, Tomás del Estal, Martina García, Manolo Solo, Félix Cubero, Ana Wagener, Violeta Pérez, Raul Moya Juarez, Albert Grabuleda Capdevila, Diana Aymerich, Jesus Puchol, Blanca Portillo, Rubén Ochandiano
Drammatico, durata 138 min. - USA 2010.
sabato 12 febbraio 2011
Venerabili oggetti volanti, sempre ad Ar Core.
I nostri inviati - valenti tra l'altro - sprezzanti del pericolo e ineluttabilmente affascinati dal mistero sono riusciti a mettere le mani su documenti indubbiamente interessanti riguardanti gli avvistamenti di ufo ad Ar Core, addirittura si parlerebbe di incontri ravvicinati di vari tipi. Aggirandosi tra le brume notturne del centro brianzolo, saggiandone i territori boschivi coperti di muschi, funghi e licheni, sono incappati in diversi personaggi notturni piuttosto inquietanti, non tutti per forza sopraggiungenti da pianeti e/o galassie differenti dalla nostra. In realtà i boschi attorno ai luoghi degli avvistamenti più o meno recenti di notte pullulano di tipologie per lo più sub umane assolutamente inquietanti (e qui potete capire perchè mi riferisco ai nostri inviati quali valenti e sprezzanti del pericolo): abbondano, tra la flora notturna, gli avvocati che si abbandonano ad atti innaturali ed a pratiche innominabili (vedi alla voce Barthelme Donald), animali non riconducibili a speci conosciute ed indicate sui normali manuali di zoologia classica ma che, assurdamente, si possono trovare nei manuali medievali di zoologia fantastica e nei grimoire più delle medesime epoche, soprattutto in ambito suino (anche qualche ovino, ma in numero assai minore), ed infine (anche se al peggio non v'è mai fine, e quindi rimando alle prossime puntate) piccoli omini - e donnine - non verdi o grigi, come sarebbe logico attendersi, bensì viola. Sono in tutto e per tutto uguali a noi, o quasi, e differiscono da un normale essere umano, oltre che per il colore dell'epidermide, viola appunto (alcuni sono più sui toni del lilla), per la sinistra caratteristica che non sono muniti nè di anima, nè di vista laterale nè tantomeno di patenti, tessere sanitarie, bancomat, tessere del videonoleggio e via discorrendo. Uno di questi esseri, avvicinato dal nostro impavido giornalista, dopo una trattativa durata tre ore e quarantasette minuti (ore terrestri) si dice disponibile a fornire una serie di materiali che definisce scottanti, anche se non è chiaro cosa possa intendere un essere viola con la parola "scottante".
L'essere scompare per qualche istante e quando torna ha in mano una comune chiavetta da pc, di quelle che si possono comprare per pochi euro in qualsiasi supermercato del cazzo, anche vicino casa. Lascia il materiale al nostro inviato (il cui nome preferiamo omettere per ragioni di sicurezza e di garbo istituzionale), gli strizza l'occhio, o quello che pare a tutti gli effetti essere uno dei suoi due bulbi oculari, e gli sussurra con voce suadente nonchè in perfetto inglese oxfordiano privo di inflessioni spurie, che si sarebbe fatto vivo lui non appena avesse avuto modo di mettere le mani su altro materiale ancora più "scottante". Il tizio viola pare dimostrare una certa gioia nel pronunciare la parola "scottante", e infatti quando lo fa sorride.
Segue uno dei due video (si trattava di due file video, il contenuto della chiavetta marca TDK):
E poi ancora il secondo sconvolgente file video:
Le parole del venerabile essere che viene intervistato in questi due file video sono indubbiamente di oscuro significato (certamente lo sono per il lettore comune) e non si capisce (anche se lo si può facilmente intuire) se, quando accenna a personaggi provenienti dall'esterno dell'Italia, faccia o meno riferimento ad esseri, o comunque ad entità biologiche, di natura strettamente extraterrestre (immaginiamo provenienti dal pianeta A-Mery-Ca). I nostri esperti in redazione stanno cercando di approfondire i contenuti, e dunque contemporaneamente di verificarne l'attendibilità, e anche se per ora il loro lavoro si può dire solo al principio, noi abbiamo ritenuto indispensabile pubblicare questi documenti, quantomeno come testimonianza di un periodo storico, che per L'italia ha inizio sostanzialmente con la sua fondazione e che si espande fino all'istante presente, e dell'humus culturale che ha portato i supposti extraterrestri ed extraumani (sub umani?) a scegliere il nostro Bel Paese come obiettivo principale delle loro demenziali scorribande. I mutamenti culturali, antropologici ed antropometrici susseguenti ne sono evidente testimonianza, quantomeno a nostro modesto avviso. Il paese, il nostro, ed Ar Core innanzitutto, intendendo qui Ar Core quale microcosmo esemplificativo e rappresentativo dello stato dell'Italia intera, circa vent'anni fa non era la merda che è ora (questo per parlar sotto metafora con la bella lingua dei padri fondatori della nostra letteratura). Ringraziamo l'essere viola che si è prestato ad esserci da informatore e che, speriamo, non interrompa il canale di flusso informativo che lui stesso ha accettato di attivare. Tra l'altro si è comportato col massimo rispetto nei confronti del nostro valido inviato, senza sottoporlo a nessuna delle inquietanti pratiche sessual esoteriche che pare siano la norma nella zona da quando sono stati effettuati i primi avvistamenti in loco, ormai anni addietro.
Gli inviamo i nostri più caldi ringraziamenti e il simbolo della pace universale (come è risaputo: un nano da giardino con un ferro rovente piantato nel culo)
venerdì 28 gennaio 2011
Ufo a Ar Core?
Si apprende ora una notizia che diversamente ha già fatto il giro delle più importanti redazioni del mondo, quantomeno del mondo conosciuto. Nella notte tra il 24 e il 25 Gennaio del corrente anno (2011) è stato avvistato nel cielo lombardo un oggetto volante non identificato, uno di quelli a forma di sigaro, come dicono gli esperti, o, come hanno avuto modo di asserire i pochi testimoni che in quel momento si trovavano a testa insù, a forma di bara.
Pare, a voler dar retta agli indigeni, che il fenomeno non sia nuovo nella zona. La concentrazione di avvistamenti sarebbe da localizzare nei pressi di Ar Core, località semisconosciuta dei dintorni, e amena solo fino ad un certo punto, comunque certo non famosa nel mondo per le sue splendide ziggurat o gli affreschi a bomboletta nel sottopasso della stazione.
La formazione geologica del territorio arcorese è costituita da terreno fluvioglaiale (!), particolare da non sottovalutare mai in casi di abduction e di fenomeni ufologici in genere, e il sottosuolo è ricco di argilla e poco poroso. Non per nulla Ar Core (la cosiddetta Twin Peaks italiana, a detta degli esperti del mistero) viene ricordato per la produzione della Gilera, motociclette da sempre argillose, e la sospetta casa Peg Perego (di cui si ignora il significato) misteriosa produttrice di altrettanto misteriosi passeggini in serie. Il quadro è già sufficientemente inquietante, quantomeno lo sarebbe, senza dover aggiungere i rapporti sulla fenomenologia ufo locale. Ufo a vagonate, dicono, ufo di ogni forma e colore e di ogni provenienza, ufo di ogni età e foggia, che calerebbero in quel di Ar Core in determinate sere, per scomparire verso l'alba, lasciando lunghe scie biancastre nel cielo che si va schiarendo. Scie biancastre, il più delle volte, e in certi casi sulle tonalità del grigio con sfumature fosforescenti.
Uno dei nostri inviati più validi è già al lavoro a tradurre gli articoli (con l'aiuto imparziale di Google translater) di inviati giunti da tutto il mondo per indagare i misteri di questa cittadina che di ridente ha solo uno dei suoi 17.636 abitanti, e in realtà avrebbe poco altro da ridere, o punto, se non forse alle spalle di qualcuno. In poche parole pare che alcune delle maggiori testate del globo terracqueo abbiano subodorato la notizia e vogliano fare della cittadina in questione, Ar Core (Ar-cuore) (Hard-core), un sorta di Twin Peaks, come già accennato in precedenza, questo perchè i misteri non si fermerebbero a qualche avvistamnento ufo, ma riguarderebbero i molti e numerosi (forse numerosissimi, a sentire il Vescovo) casi di incontri ravvicinati del terzo tipo, e altri fenomeni ancora, abduction, luci che salgono dal locale fiume Lambro (Lambro, dov'è che ho già sentito questo nome?) e si perdono in bolle svenevoli, cani a due teste, giovani ragazze nude che corrono per i boschi e che scompaiono al primo baluginare dei raggi lunari (o di altri raggi bluastri), apparizioni di vecchi conti in sanguinose rese dei conti, avvocati che si masturbano dietro gli alberi e casalinghe che si muovono per le strade notturne con passo zombico e rivoli di bava fredda e radioattiva (!!) agli angoli della bocca. Ovviamente possono essere solo sogni ad occhi aperti o scherzi di qualche citrullo del luogo (luogo e limitrofi, e anche oltre), ma l'idea di una Twin Peaks italiana già sollazza molti, forse troppi. Cercheremo prove, tasteremo il terreno (e, se ne avremo l'occasione, non solo quello), e sempre torneremo qui per rendere conto di quanto scoperto.
Per ora possiamo aggiungere che è scomparso, nella stessa zona e nella stessa notte dell'avvistamento di cui sopra, un signore di 75 anni, tale Elvino Bongusto, agricoltore della zona, già operaio in gioventù della Gilera, fabbrica nella quale svolgeva il ruolo del maggiordomo, poi disoccupato per diversi anni e alla fine, appunto, agricoltore di successo (inventò e rese noti nel mondo i Cavoli Amari di Ar Core, poi anche le Patate Dolci, sempre di Ar Core). Quando si è volatilizzato stava lavorando alla creazione di una nuova specie ittica da liberare nel Lambro. Pare che assieme al signor Bongusto siano scomparsi almeno due prototipi dei nuovi pesci, che teneva sempre con sè, stringendoli sotto braccio come usano fare i francesi con le baguette.
I nipoti sono sgomenti, i figli per la verità un po' meno, perchè sono dell'idea - parole loro - che il padre fosse da sempre incline a colpi di testa (senza specificare quali) e in fondo un po' tocco. La moglie morì quindici anni addietro in circostanze che alcuni dei paesani ritengono "poco chiare".
Pare, a voler dar retta agli indigeni, che il fenomeno non sia nuovo nella zona. La concentrazione di avvistamenti sarebbe da localizzare nei pressi di Ar Core, località semisconosciuta dei dintorni, e amena solo fino ad un certo punto, comunque certo non famosa nel mondo per le sue splendide ziggurat o gli affreschi a bomboletta nel sottopasso della stazione.
La formazione geologica del territorio arcorese è costituita da terreno fluvioglaiale (!), particolare da non sottovalutare mai in casi di abduction e di fenomeni ufologici in genere, e il sottosuolo è ricco di argilla e poco poroso. Non per nulla Ar Core (la cosiddetta Twin Peaks italiana, a detta degli esperti del mistero) viene ricordato per la produzione della Gilera, motociclette da sempre argillose, e la sospetta casa Peg Perego (di cui si ignora il significato) misteriosa produttrice di altrettanto misteriosi passeggini in serie. Il quadro è già sufficientemente inquietante, quantomeno lo sarebbe, senza dover aggiungere i rapporti sulla fenomenologia ufo locale. Ufo a vagonate, dicono, ufo di ogni forma e colore e di ogni provenienza, ufo di ogni età e foggia, che calerebbero in quel di Ar Core in determinate sere, per scomparire verso l'alba, lasciando lunghe scie biancastre nel cielo che si va schiarendo. Scie biancastre, il più delle volte, e in certi casi sulle tonalità del grigio con sfumature fosforescenti.
Uno dei nostri inviati più validi è già al lavoro a tradurre gli articoli (con l'aiuto imparziale di Google translater) di inviati giunti da tutto il mondo per indagare i misteri di questa cittadina che di ridente ha solo uno dei suoi 17.636 abitanti, e in realtà avrebbe poco altro da ridere, o punto, se non forse alle spalle di qualcuno. In poche parole pare che alcune delle maggiori testate del globo terracqueo abbiano subodorato la notizia e vogliano fare della cittadina in questione, Ar Core (Ar-cuore) (Hard-core), un sorta di Twin Peaks, come già accennato in precedenza, questo perchè i misteri non si fermerebbero a qualche avvistamnento ufo, ma riguarderebbero i molti e numerosi (forse numerosissimi, a sentire il Vescovo) casi di incontri ravvicinati del terzo tipo, e altri fenomeni ancora, abduction, luci che salgono dal locale fiume Lambro (Lambro, dov'è che ho già sentito questo nome?) e si perdono in bolle svenevoli, cani a due teste, giovani ragazze nude che corrono per i boschi e che scompaiono al primo baluginare dei raggi lunari (o di altri raggi bluastri), apparizioni di vecchi conti in sanguinose rese dei conti, avvocati che si masturbano dietro gli alberi e casalinghe che si muovono per le strade notturne con passo zombico e rivoli di bava fredda e radioattiva (!!) agli angoli della bocca. Ovviamente possono essere solo sogni ad occhi aperti o scherzi di qualche citrullo del luogo (luogo e limitrofi, e anche oltre), ma l'idea di una Twin Peaks italiana già sollazza molti, forse troppi. Cercheremo prove, tasteremo il terreno (e, se ne avremo l'occasione, non solo quello), e sempre torneremo qui per rendere conto di quanto scoperto.
Per ora possiamo aggiungere che è scomparso, nella stessa zona e nella stessa notte dell'avvistamento di cui sopra, un signore di 75 anni, tale Elvino Bongusto, agricoltore della zona, già operaio in gioventù della Gilera, fabbrica nella quale svolgeva il ruolo del maggiordomo, poi disoccupato per diversi anni e alla fine, appunto, agricoltore di successo (inventò e rese noti nel mondo i Cavoli Amari di Ar Core, poi anche le Patate Dolci, sempre di Ar Core). Quando si è volatilizzato stava lavorando alla creazione di una nuova specie ittica da liberare nel Lambro. Pare che assieme al signor Bongusto siano scomparsi almeno due prototipi dei nuovi pesci, che teneva sempre con sè, stringendoli sotto braccio come usano fare i francesi con le baguette.
I nipoti sono sgomenti, i figli per la verità un po' meno, perchè sono dell'idea - parole loro - che il padre fosse da sempre incline a colpi di testa (senza specificare quali) e in fondo un po' tocco. La moglie morì quindici anni addietro in circostanze che alcuni dei paesani ritengono "poco chiare".
martedì 25 gennaio 2011
Sempre. Più. In. Alto.
Chiedersi chi e perchè si sia dato da fare, organizzandosi, prendendosi i propri rischi per esumare e portare via la bara di uno dei padri della patria berlusconiana, è il minimo che si possa fare. Darsi una risposta che abbia una parvenza di logica, invece, pare essere al di sopra delle capacità deduttive di un essere umano.
Il succitato Mike (il padre della patria di cui sopra) non era una rockstar, nè una procace ballerina o igienista mentale, bensì un signore nato a Nuova York e morto a Monte Carlo. Se non fosse stato per la mamma e i nonni paterni, ce lo saremmo risparmiato.
Dopo aver tentato la carriera giornalistica in Usa e in Italia, con un passato da valorosa staffetta bilingue partigiana, diventa il pioniere di un lavoro appena inventato: legge delle domande a delle persone che vengono definiti concorrenti, e poi controlla su un foglio se le risposte ricevute sono esatte o meno. Non ci crederete, ma data la specificità del suo lavoro (più o meno da catena di montaggio a Mirafiori) diventa ricco, famoso e, alla sua morte, l'8 Settembre del 2009, si merita i funerali di stato, il che la dice lunga sullo "stato dello Stato". Qualche tempo fa il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini propone una televisione in ogni aula e invita gli studenti a studiare il da poco passato a miglior vita Bongiorno Mike, e questo la dice lunga sullo stato dell'Istruzione nonchè del ministro.
Insomma, sorvolando sulla gran parte della sua biografia, più o meno meritoria (c'è da riconoscergli che oltre ad essersi schierato dalla parte giusta durante il conflitto mondiale, non si sà di sue visite ad Arcore che non fossero meno che decorose), stiamo parlando di un uomo che fu del tutto nella media e, a voler essere oscenamente schietti, anche un pelo al di sotto. Infatti divenne il Re delle gaffe, che è una parola fine, credo di origine francese, per dire "minchiate", e per le telepromozioni con relativi slogan da sottosviluppati felici e contenti. Ora, tornando a noi, a bomba, sulla fredda e disperante cronaca: chi mai si può voler portare a casa le spoglie mortali di mister Mike Bongiorno?
Nella stessa zona, non molto distante da dove se ne stava seppellito il signor Bongiorno, a Meina, sul Lago Maggiore, venne sottratta al proprio riposo eterno la salma di Enrico Cuccia, già mister Mediobanca. Era il Marzo del 2001. Venne poi fuori che si trattava di due operai di acciaieria a corto di soldi, valsusini. Due poveracci, come si dice in questi casi. Si parlò all'epoca di sette esoteriche se non proprio sataniche, di folli più o meno isolati, ma erano solo due omini a corto di soldi. Vennero presi grazie alle intercettazioni telefoniche e al processo il loro datore di lavoro chiese che non fossero incarcerati, in quanto in fondo si trattava di due buoni diavoli, e che sarebbero stati certamente peggio in acciaieria che nelle patrie galere.
Vennero messi sotto controllo una quantità abnorme di telefoni pubblici, e infatti i due (o forse all'inizio uno solo, non ricordo e non voglio ricordarlo con precisione) vennero arrestati all'interno di una cabina pubblica del telefono mentre cercavano di convincere i parenti del Cuccia a pagar loro un riscatto.
Ora, volendo escludere che i due rapitori del Cuccia post mortem siano recidivi, fatto che più che raro sarebbe oltremodo stupido, rimangono come sospetti più o meno tutti gli altri. Cioè tutto il resto degli italiani. Vale a dire, nessuno.
Rimane (essendo andata inevasa la prima domanda) il secondo quesito: perchè? Perchè mai sottrarre un corpo, che ad occhio e croce dovrebbe essere in un discreto stato decompositivo, per portarselo via? Anche in questo caso troveranno la bara in una baita di mezza montagna? Chiedereanno un riscatto? L'hanno già chiesto? E poi, una domanda che mi sono posto anche nella scorsa occasione, cioè nel caso Cuccia: se venisse pagato il riscatto, come diavolo si fa a far ritrovare la "refurtiva" senza farsi beccare con le mani nella marmellata? Voglio dire non è una borsa, una valigetta, un microchip e neppure un cagnolino da signora per bene. E' una bara, mon dieu!
E comunque, anche se questo volesse essere semplicemente un gesto dimostrativo, va fatto presente ai sequestratori che post mortem non si ottiene più niente,(neppure le rivincite, che vanno si gustate fredde, ma neppure poi troppo!) se non qualche pagina sui giornali e un diffuso senso di mistero (e di sconcerto, e qualche velata ironia) nella popolazione disorientata da tale bassezza morale.
Come dicevano i cronisti del bel tempo che fu, << Seguiremo gli sviluppi. >>, o attendiamo gli sviluppi o qualcosa del genere. Chissà che non se ne occupi anche Chi l'ha visto?
Quaggiù i topi, topi e pantegane per essere precisi, e anche quegli altri animaletti scuri e puzzolenti che nessuno qui sà più come si chiamano (che manco si prendono la briga di squittire, solo fanno si con la testa), comunque tutta la fauna di quaggiù si dice sconcertata, e schifata dal comportamento di certa gente. Stanno tutti aspettando una presa di posizione netta da parte della Chiesa e del suo rappresentante, il Santo Padre. Non si può continuare a tacere!
Noi, intanto, stiamo quaggiù, sempre più in basso.
E un appello: restituite quella bara all'affetto dei suoi cari!
venerdì 21 gennaio 2011
Qualunquemente
Se volete ridere, evitatelo. A meno che non vi piaccia ridere sentendovi male, o piangendo nel contempo, o guardandovi allo specchio e vedendovi riflesso un vaso di begonie. Non è un film comico, piuttosto un saggio sociale travestito da film comico, perchè, come si sa, in Italia se vuoi dire qualcosa di serio devi travestirti da pagliaccio altrimenti la gente se ne ha a male e si offende.E' l'analisi impietosa e brutale delle origini stesse del berlusconismo, e come tale, cioè in quanto origine, dal berlusconismo abbondantemente superato. Non troverete alcun spunto, per quanto assurdo ed abbietto possa essere, che non si sia già verificato nella realtà. Anzi, certi sviluppi sono rimasti fuori, forse perchè gli sceneggiatori non hanno sufficiente fantasia o coraggio per azzardare certe cose.
Il film si apre con una scena da film di mafia, ma c'è un particolare, non è una runione mafiosa, è una riunione sistemica, nel senso che di "sistema" ha dato il pentito Calcara, cioè qualcosa che è al di sopra della mafia e di cui la mafia è semplicemente una parte, non per niente si intravede tra i partecipanti un prete. Sistema, cioè mafia, massoneria deviata, servizi segreti deviati, imprenditoria criminale e massonica e alte sfere vaticane. Poi, gli slogan assurdi e vuoti, il colore (in questo caso il viola) che invade il paese, le autobomba come avvertimento che, si sa, chi non sa scrivere è aduso a comunicare i propri sentimenti col tritolo, poi reificazione della donna, la controeducazione delle giovani generazioni, la grigezza del candidato concorrente, che non trova una via per comunicare coi cavernicoli che lo circondano, i brogli elettorali che ricordano tanto quelli denunciati nel documentario Uccidete la democrazia (di Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, 2006) e infine la totale assenze della società civile. Il simbolo della corona che invade magliette e spille e non si capisce se vuole essere un omaggio al trash di Corona o un riferimento alla Sacra Corona Unita o alla Massoneria, o magari a tutti e tre. E il ponte sullo stretto (un qualsiasi stretto dei tanti che possiamo immaginarci). E il sogno della presidenza della repubblica. Appunto, è una sorta di prequel degli anni tristi e freddi che seguiranno. E che sono già seguiti.
Subito dopo Mani Pulite in Italia si alzò un pericoloso vento di legalità, presto spazzato via, qualunquemente, dagli italiani stessi.
Un film di Giulio Manfredonia. Con Antonio Albanese, Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Nicola Rignanese, Davide Giordano.
Commedia, durata 96 min. - Italia 2011. - 01 Distribution
domenica 10 ottobre 2010
Cadere dai palazzi

CADERE DAI PALAZZI
Ho questo amico, molti anni fa, che mi dice che mi vuole raccontare una storia. Per farmi capire dice, per rendermi l’idea. Questo mio amico che molti anni fa non era nessuno, solo uno studente, adesso è giornalista.
<< Senti bene >>, incomincia, e mi racconta la storia di un uomo che cade da un palazzo. Quest’uomo non meglio specificato che cade da un palazzo non meglio specificato, mentre cade, sfrecciando da un piano all’altro dritto al marciapiede molti metri sotto di lui, ad ogni piano si ripete: fin qui tutto bene. Dice << Fin qui tutto bene, fin qui tutto bene. >>, se lo ripete come un mantra come se questo reiterare il concetto potesse fungere da esorcismo e salvarlo dallo schianto. Fin qui tutto bene fin qui tutto bene un cazzo, dice il mio amico, prima o poi lo schianto arriva, deve arrivare, ma non è così. Allora l’uomo passa ad un altro livello e usa le parole in modo diverso, dal momento che la ripetizione delle sue preghiere sembra sortire effetto, decide di dare una regola a tutto questo, una regola che è al contempo una speranza, << L’importante, >>, postula l’uomo che cade dal palazzo, << non è la caduta, ma l’atterraggio. >>
Ora, mi fa notare l’amico molti anni fa, a questo punto l’uomo dovrebbe già essere morto da un pezzo, schiantato a terra, la struttura scheletrica in pezzi, gli organi interni collassati, la scatola cranica sfondata, aperta come un frutto maturo e la materia cerebrale sparsa per il marciapiede, come un gomitolo appiccicoso, invece no. L’uomo è sempre a qualche centimetro da terra, sempre pochi, forse addirittura sempre meno, come logica vorrebbe, ma l’impatto non si concretizza mai. Ora, mi fa quest’amico, l’uomo in realtà non è un uomo, è un paese, uno stato, un sistema paese, una nazione, chiamalo come vuoi mi dice, e non ha modo di impedire l’impatto, solo di ritardarlo all’infinito. Ti dice niente? mi chiede.
Alla fine l’uomo si abitua alla sua condizione, e il cadere perpetuo diventa la sola vita che conosce e che ricorda, non sa immaginare altro che il precipitare, l’aria che gli scivola sui lineamenti, il selciato che si avvicina, il vuoto sotto di sé, questo per lui significa vivere. Ti dice niente? Mi chiede il mio amico.
Ora, non so se questo racconto abbia qualcosa a che vedere coi fatti che seguiranno, non ne ho la benché minima idea, ma forse si, penso. O forse no. Io sono la voce narrante, tanto piacere. La storia che segue è, in fondo, un lento precipitare, o forse un precipitare rapidissimo, come quasi sempre si precipita in fondo. Come tutte le storie che si intrecciano nel sistema paese di cui sopra.
Il mio amico appare nella storia, lo si riconosce facilmente, non perché ce l’abbia voluto infilare io a forza per giustificare questa parabola dell’uomo che cade da un palazzo, uomo che poi non è un uomo bensì uno stato, ma perché in effetti ha avuto una parte, seppur marginale, nel dipanarsi della storia che segue. Ne fa parte lui come il resto della realtà, come i palazzi, certi palazzi, come i servizi segreti, come i morti, come i vivi, le televisioni, e via discorrendo. Questo per dire che questo amico è vivo e reale, di una vita che conosce realmente solo lui, e che io sono la voce narrante.
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